L’altro giorno abbiamo finalmente visto i primi due episodi di Witch Hat Atelier e devo dire che erano anni che un anime non mi prendeva così tanto. Ad onor del vero il secondo episodio non tiene il passo, ma il primo episodio è una cosa veramente pazzesca. La musica, i disegni, il crescente della trama rendono questo prodotto una cosa veramente pazzesca.
Al centro della storia c’è Coco, una ragazzina comune che sogna da sempre di diventare una strega, pur sapendo che la magia è un’arte riservata a pochi eletti. La sua vita cambia quando incontra Qifrey, un misterioso stregone che, per una serie di vicissitudini, si fa letteralmente scoprire nell’utilizzo della magia, e soprattutto da chi davvero la può praticare. (Niente spoiler promesso).

Accolta nell’atelier del maestro Qifrey, Coco inizia un percorso di formazione insieme ad altre apprendiste – ciascuna con caratteri, fragilità e ambizioni diverse. Mentre impara a padroneggiare la magia, scopre anche le ombre che si celano dietro il mondo degli stregoni: regole rigide, segreti antichi e un’organizzazione clandestina che sembra conoscere molto bene il suo passato.
L’Autrice: Kamome Shirahama è una figura atipica nel panorama dei mangaka. Si è laureata in Design presso l’Università delle Arti di Tokyo, e questa formazione accademica traspare in ogni sua tavola. Prima di diventare famosa per Witch Hat Atelier, Shirahama era già molto stimata negli Stati Uniti. Ha lavorato come illustratrice freelance realizzando variant cover per colossi come Marvel, DC Comics (ha curato diverse copertine per Batgirl e Wonder Woman) e per il franchise di Star Wars (Doctor Aphra). Non a caso lo stile dell’anime, ma probabilmente anche quello del manga, ricordano molto uno stile non proprio tipicamente orientale. Il suo tratto fonde l’Art Nouveau con le atmosfere dei classici fantasy europei come Harry Potter e Il Signore degli Anelli. Nonostante la precisione chirurgica dei suoi disegni, predilige strumenti analogici (pennino e inchiostro) per mantenere quella texture ricca e “viva” che ricorda le incisioni antiche.

Witch Hat Atelier è un’opera raffinata e fuori dagli schemi, molto diversa dalle produzioni fantasy più convenzionali. L’autrice, con una formazione artistica di alto livello, costruisce un racconto ricco di riferimenti culturali e influenze cinematografiche, che si riflettono nella struttura e nell’estetica dell’opera. Ammetto di non aver letto il manga, ma lo studio BUG FILMS ha fatto davvero un lavoro eccellente, perchè guardando l’anime, la qualità che se ne percepisce ricorda moltissimo un film (con molte più risorse) che un anime ad episodi.
Spero vivamente che i prossimi episodi riescano a tenere il passo con la storia, perché dopo aver guardato il primo, ci siamo guardati attoniti in silenzio, senza sapere davvero che cosa di incredibile avessimo appena visto.
