Stasera, dopo aver visto un anime (di cui vi parlerò nel prossimo articolo), ho notato tra i tanti titoli Disney proposti un film tratto da uno dei cartoni animati che ho più a cuore, perché fa parte dei miei ricordi d’infanzia. Il titolo è Miraculous World: Tokyo – Stellar Force e devo dire che, dopo aver visto l’anno di uscita – risalente all’anno scorso – ci sono rimasta male, visto che l’ho scoperto un po’ in ritardo.

Questo film e quindi la sua serie principale Miraculous – Le storie di Ladybug e Chat Noir (con il titolo originale francese: Miraculous – Les aventures de Ladybug et Chat Noir) prodotti prima dalla casa editrice Zagtoon e adesso della Corp distribuito sulla piattaforma Netflix e poi Disney+ è un cartone francese ideato e diretto da Thomas Astruc.
So che vi abbiamo già parlato della trama di questo cartone ma per chi leggesse questo articolo per la prima volta ecco un breve (spero) racconto.
Marinette Dupain-Cheng è una ragazza di 15 anni che vive a Parigi, in una panetteria gestita dai suoi genitori. Un giorno si imbatterà in un anziano signore che, vedendolo in difficoltà, aiuterà per pura cortesia. Si scoprirà poi che quell’uomo è un guardiano dei Miraculous: gioielli magici che conferiscono poteri straordinari grazie ai Kwami, creature magiche che personificano i concetti fondamentali dell’universo. L’uomo, di nome Wang Fu, quel giorno non era lì per caso: il suo era uno scopo ben preciso, ovvero trovare due giovani degni di recuperare i due Miraculous perduti – quello del pavone e quello della farfalla – finiti in mani malvagie.

La stessa cosa non accadrà solo a Marinette, ma anche ad Adrien Agreste, un ragazzo che ha sempre vissuto all’ombra del padre: il celebre stilista Gabriel Agreste. Wang Fu – chiamato il Maestro Fu – deciderà infatti di mettere alla prova entrambi i giovani per stabilire se siano loro i prescelti per recuperare i Miraculous perduti.
Per sua fortuna, i ragazzi si riveleranno molto predisposti a questo ruolo, e così il Maestro deciderà di affidar loro i due Miraculous più potenti: a Marinette il Miraculous della coccinella, con il potere della creazione, e ad Adrien il Miraculous del gatto nero, con il potere della distruzione. Nascono così i due supereroi Ladybug e Chat Noir, destinati a sconfiggere il supercattivo Papillon, detentore del Miraculous della farfalla: un potere di trasmissione che gli permette di manipolare le emozioni negative delle persone, nel tentativo di raggiungere il suo obiettivo, ovvero impossessarsi dei Miraculous dei due eroi. Secondo la leggenda, infatti, se i due gioielli venissero uniti, sarebbe possibile esprimere un desiderio.

Ovviamente, come per tutti i supereroi, nessuno dei due conosce l’identità dell’altro, e nemmeno quella del supercattivo è nota. La sfortuna vuole che i due ragazzi frequentino la stessa classe e che Marinette sia innamorata di Adrien, il quale però non ricambia, essendo a sua volta innamorato di Ladybug. E Papillon? Ebbene, non è altri che Gabriel Agreste, che desidera con tutto sé stesso riportare in vita la moglie, deceduta a causa del Miraculous del pavone corrotto.
Direi che di intrighi ce ne sono parecchi e che la trama, per il momento, sia già abbastanza ricca, quindi se volete sapere come va a finire o come continua… andate a vederlo!
Il film tratta le vicende di Ladybug e di Kagami Tsurugi, un’amica di Marinette: una ragazza giapponese nata a Tokyo e trasferitasi a Parigi, che farà ritorno nella sua città natale per risolvere un malinteso con una sua vecchia fiamma. Lì si imbatterà anche nei suoi vecchi amici, che hanno fondato un gruppo di supereroi basati sui segni dello zodiaco. Ma non vi racconto altro, altrimenti vi rovino troppi colpi di scena!

Sono un po’ di parte, come vi ho già detto, perché questo cartone è per me un bel ricordo d’infanzia: da piccola tornavo a casa dopo le elementari e lo guardavo in loop all’infinito fino all’ora di cena. Col tempo le mie passioni sono cambiate, è vero, ma questo — nonostante gli sviluppi di trama che non mi convincono del tutto — rimane pur sempre un bellissimo cartone animato.
Di questo film mi è piaciuta molto la scelta di inserire una sezione in stile anime, per richiamare l’estetica giapponese vista l’ambientazione a Tokyo, e devo dire che lo stile adottato è semplice ma comunque gradevole. Mi ha sorpreso e fatto piacere anche la grande quantità di combattimenti e le poche parti sentimentali — anche se stavolta qualcosa in più ci sarebbe pure stato — cosa ormai ribaltata nelle ultime stagioni, perché io ho sempre amato questa serie per la forza dei suoi personaggi.

Se volete il mio consiglio, guardatelo: lo merita davvero, tra i colori vivaci e una grafica curata.
