Sì, è davvero un film sulle cellule, ma Lavori in corpo riesce dove molti medical drama hanno fallito: trasformare il corpo umano in un palcoscenico emotivo, pulsante, a metà tra un musical e un film d’azione giapponese.
Il regista Hideki Takeuchi reinterpreta il manga cult Cells at Work! con un’estetica da videoclip: neon acidi, scenografie teatrali e battaglie coreografate tra globuli e virus. Protagonisti di questo microcosmo: AE3803 (Mei Nagano), una globulo rosso un po’ imbranata ma determinata ed il glaciale globulo bianco U-1146 (Takeru Satoh), che combatte le minacce con precisione chirurgica (che diciamocelo con tutto quel cerone in faccia è poco credibile).

I globuli bianchi, guidati dall’impassibile U-1146, affrontano i patogeni come se fossero ninja in giacca bianca: fendenti precisi, salti acrobatici e colpi al rallentatore contro virus antropomorfi vestiti da punk o samurai decadenti (in effetti ricorda un pochino i Power Rangers). Le cellule Natural Killer entrano in scena come un commando d’élite con look da guerriere cyberpunk e una determinazione glaciale. E quando arriva un’infezione seria, scendono in campo i linfociti T killer, che sembrano usciti da un film di guerra futuristico, con uniformi nere e grida da battaglia, il tutto condito in salsa japan style.
La vita scorre tranquillamente e le cellule portano avanti il proprio compito lavorando all’unisono nel giovane corpo della protagonista Niko e in quello di suo padre, un camionista indisciplinato con problemi di colesterolo. La madre di Niko purtroppo è venuta a mancare quando lei era molto piccola a causa di una malattia e il padre ha dovuto fare doppi e tripli turni di lavoro per mantenere la piccola Niko e garantirle un futuro dignitoso.

Non è solo un film educativo travestito da blockbuster. È una celebrazione della vita, anche quando vacilla. E no, non guarderete mai più un raffreddore allo stesso modo. Il film presenta un cambio di rotta all’incirca a metà della pellicola. Per tutta la prima metà sembra il classico film scanzonato che ricorda i tokusatsu (特撮), poi diventa incredibilmente serio e con un grande colpo di scena che ti lascia incollato alla poltrona aspettando di vedere dove andrà a finire.
Insomma, partito con un “non so cosa vedere”, si è trasformato in una piacevole sorpresa, quindi ve lo consigliamo vivamente.
