Il ritorno delle sorelle ladre più iconiche dell’animazione giapponese è finalmente realtà: Cat’s Eye – Occhi di Gatto è disponibile su Disney+ con un reboot in dodici episodi che reinterpreta il celebre manga di Tsukasa Hojo per il pubblico contemporaneo
Ambientata nella Tokyo del 2025, la serie abbandona le atmosfere retrò fatte di auto sportive e moda sgargiante per abbracciare tablet, schermi piatti e skyline ultramoderni. Una scelta audace che potrebbe far storcere il naso ai nostalgici, ma che apre le porte a una nuova generazione di spettatori, perché diciamocelo Occhi di Gatto non è invecchiato proprio bene e quindi il ritmo lento della versione anni 90.

La storia la conosciamo tutti e per quei pochi che non la conoscono narra le vicende di Sheila, Kelly e Tati tre sorelle affascinanti e misteriose, al centro di una delle storie più iconiche dell’animazione giapponese. Di giorno, sono imprenditrici impeccabili. Di notte, diventano ladre d’arte sofisticate, pronte a recuperare le opere appartenute al padre scomparso, Michaël Heinz, artista geniale e vittima di un passato oscuro. Ogni furto è un atto d’amore, un’indagine personale, un tassello verso la verità.
Ma il destino ha un senso dell’ironia crudele. Il detective Matthew Hisman nella versione italiana – è incaricato di catturare le ladre. Peccato che sia anche il compagno di Sheila. Ignaro della sua doppia vita, la insegue tra indizi e sospetti, mentre lei si muove sul filo sottile tra amore e inganno. Il loro rapporto è il cuore pulsante della serie: un gioco di specchi dove ogni sguardo nasconde una verità, ogni silenzio è una confessione mancata.

I nomi italiani sono rimasti gli stessi (questa scelta l’ho apprezzata molto perché alla fine è un prodotto vintage che sicuramente cerca di attrarre una fetta di persone che sono cresciuti con quell’immaginario), tuttavia le sorelle hanno guadagnato nuove sfumature:
- Sheila è una leader più consapevole e strategica.
- Kelly conserva la sua ironia, diventando anche portavoce di un femminile emancipato.
- Tati è la più giovane e spontanea, portando leggerezza e freschezza.
Il detective Matthew Hisman (Toshio nell’originale ndr) non è più solo la spalla comica: il suo conflitto tra amore e dovere aggiunge tensione emotiva alla trama.

I disegni sono stati riadattati quanto basta per renderli moderni ma con quel tocco che strizza l’occhio alla vecchia serie. Il susseguirsi della trama è molto più veloce, ma a mio parere non abbastanza. Facendo una piccola parentesi e paragonandolo ad un Demon Slayer della Ufotable, il ritmo narrativo è talmente veloce ed i colori sono ipersaturi che due ore di film sembrano 10 minuti, che comunque nonostante sia un prodotto di alto livello, pare molto lento. Al momento è uscito solo il primo episodio ma sicuramente la scelta stilistica resterà quella.
La sigla reinterpretata da Ado è una dichiarazione d’intenti. Il design richiama il tratto di Hojo, ma lo aggiorna con palette più fredde e dettagli digitali. Il tono è elegante, mai eccessivo. Un noir pop che parla tanto ai nostalgici quanto alle nuove generazioni.
